Dio Salvi il Windsurf

Di Filippo Campanile – www.powdermob.com

Pratico windsurf a livello ludico-dilettantistico ormai da 28 anni, ed ho cavalcato con enorme passione tutta l’evoluzione del funboard, fin dalla nascita delle primissime tavole cosiddette “da salto”.
Negli ultimi anni, ahimè, ho perso per strada una bella fetta del mio entusiasmo, non per il fatto di aver raggiunto una barriera critica di apprendimento, ma per essermi trovato improvvisamente da solo!
E’ innegabile, da quando il kite è stato bersaglio del travaso in massa da parte degli attuali ex-windsurfisti, i pochi “superstiti” spesso si sentono come la famosa particella di sodio: “c’è qualcuno?”
Molti diranno: “…e che ci importa? Meglio pochi ma buoni!”. In verità, quando tutti gli amici con i quali potevi condividere viaggi e vacanze abbandonano il campo, la pratica diventa difficoltosa anche per te, e a volte ti chiedi che senso abbia continuare a girovagare, da solo, per gli spot semideserti o troppo occupati dai kiters.
Nei primi anni ’90 in Italia la passione dei windsurfisti era incontenibile, la febbre saliva alle stelle e il contagio imperversava, i materiali si evolvevano e gli spot si popolavano.
Oggi il calo di questa spinta è davanti agli occhi di tutti, l’onda dell’entusiasmo si è trasformata dapprima in un moscione, poi in un semplice chop, diventerà presto acqua piatta?
Nel web si vede ancora tanto windsurf, roba di altissimo livello e grande qualità, ma quello è mondo virtuale molto selettivo, poco rappresentativo e, soprattutto, globale.
Nella realtà Italiana invece il nostro sport si rifugia in una nicchia: la “riserva protetta del windsurfista in via d’estinzione”.
Facendo il periplo delle nostre infinite coste, dove prima trovavamo centinaia di schegge plananti cosa troviamo?
Troviamo poche schiappe negli spot da schiappe, molti stranieri negli spot “da stranieri”, pochissimi super-pro nei vari “rocky points”, atleti questi ultimi che vivono nel loro mondo avulso e totalmente chiuso.

Ma dove va il Windsurf?
Siamo sicuri che il Kite sia l’unico responsabile del declino in atto?
Non sarà invece il mondo stesso del windsurf che dovrebbe guardarsi alle spalle, con autocritica, e chiedersi: “ma dove stiamo andando?”

 

Prima di tentare una risposta, lasciatemi fare alcune considerazioni in merito all’esplosione del kite.
Il kite è uno sport bellissimo ed innovativo, talmente rivoluzionario che 15 anni fa non sarebbe stato nemmeno immaginabile. I vantaggi del kite li conosciamo tutti, e sarebbe ridondante elencarli nuovamente.
A mio avviso però, questa conversione di massa, è solo in parte giustificata dagli innegabili pregi.
Io direi che una buona metà degli ex windsurfisti si è convertita poiché realmente rapita dalla sensazione, che aveva acceso in loro il fuoco della passione. Nulla da eccepire.
Altri sono passati al Kite perché non riuscivano nel windsurf. Anche qui, nulla da eccepire, poiché il kite è certamente più facile.
C’è purtroppo un’altra buona metà che ha sentito la conversione al kite come un obbligo, un dovere: molti purtroppo sono passati al kite ob torto collo, per puro accodamento al gregge, per non sentirsi da meno, per non rimanere fuori dal giro, per essere alla moda, per sentirsi …up to date!
In quest’ultimo caso qualcosa da eccepire ci sarebbe e, a mio avviso, è proprio da qui che dovrebbe partire l’autocritica di coloro che muovono il mondo del windsurf.
Le aziende surfano passivamente l’onda residua, ma non tentano di innescare la nuova onda del rilancio, relegando il windsurf nella sua nicchia e concentrando le risorse altrove.
Le organizzazioni riducono gli eventi dove la tribù si potrebbe ricompattare.
I campionati diventano di anno in anno più estremi ed esclusivi, gli atleti sempre gli stessi e via via più chiusi nella loro “casta”.
Solo un esempio: pochi anni fa è nato un campionato Italiano wave, grande iniziativa e lodevole tentativo di rilancio ma, nonostante finestre secolari, il semaforo non diventa mai verde, in attesa di condizioni “da suicidio”, per cui gli eventi saltano o slittano alle porte dell’inverno, magari con 4 metri d’onda e 60 nodi ma… così ci va a vederli?
Quante auto passeranno sulla statale di Cala Pischina, a Novembre, sotto un cielo di piombo? Non sarebbe stato meglio dare il verde in Giugno o Luglio, accontentandosi di due metri e soli 30 nodi?
Per fortuna quest’anno, finalmente, è stato fatto così. Bravi, un buon passo avanti!

Il mercato italiano del windsurf sembra un cane che si morde la coda: i praticanti calano, le aziende ridimensionano, la comunicazione sparisce, le new entries languono.

Non più trainata dalla passione dei surfisti medi la macchina del windsurf, che nei primi anni 90 era lanciata a pieni giri, rischia oggi di fermarsi del tutto: i “tapirotti” che ancora sfrecciano a Porto Pollo possono essere le ruote, i campioni che chiudono backloops of the lip potranno rappresentare la scintillante carrozzeria, ma …..il motore, dov’è? Ahimè, non c’è più!

Il motore che traina ogni sport adrenalinico è l’utenza media, quella degli appassionati. Solo questi, e se numerosi, possono creare domanda e spingere i produttori e gli addetti a rilanciare il settore, con nuovi sviluppi, nuova comunicazione e nuovi eventi.
Se però questa utenza media non è più in grado di autoalimentarsi spontaneamente, sono proprio gli addetti che dovrebbero fare il primo passo, investendo nonostante la crisi, senza ritorni immediati, ma al solo fine di consolidare una base per il futuro rilancio.

Se 20 anni fa il windsurf regalava delle emozioni di un certo tipo, specie durante il lunghissimo apprendimento, perché oggi non dovrebbe darle più? Mica son cambiati i genomi umani!
Ho sentito decine di “kite-convertiti” prendere in giro i “superstiti”, ma la risposta viene naturale: “stai dando del fesso a te stesso, fino a ieri rincorrevi le raffiche da Ventimiglia a Mazzara, 360 giorni l’anno, ora disprezzi 20 anni della tua vita, anni vissuti per niente?”.
La verità e che il windsurf e il kite hanno una curva di apprendimento completamente diversa.
Il WS ha un’ascesa graduale che può durare moltissimi anni, ma alla fine porta a sbattere la testa su un tetto quasi invalicabile: il salto di qualità che separa l’amatore medio dal rider di alto livello.
Tutti i windsurfisti medi, chi prima e chi dopo, si erano oramai appiattiti e livellati sotto questo tetto, uno scoglio davvero ostico. Questo appiattimento è stata una delle cause della transumanza di massa.
Il kite ha una curva di apprendimento ripidissima, quindi l’emozione iniziale è più concentrata, ma ad oggi non è facile sapere come evolverà nel proseguo questa curva, e quindi dove sarà collocato il suo tetto di appiattimento.

Se in parte può essere giusto che chi si è stufato del WS passi al kite (anche perché gli rimangono pochi anni prima della vecchiaia, ed ha bisogno di emozioni più veloci e concentrate), perché chi inizia da zero, per il solo fatto che oggi esiste il kite, dovrebbe tagliarsi a priori tutte le emozioni del lunghissimo ed entusiasmante iter di apprendimento del windsurf?

Vi lascio quindi con un interrogativo, un piccolo tarlo da inculcare nella testa del giovane che vuole avvicinarsi ad uno sport acquatico “de la glisse”, ma non ha ancora le idee chiarissime: se è più o meno dimostrato che il windsurfer molto attivo dopo 15/20 anni raggiunge un fisiologico calo di entusiasmo, non potrebbe essere che col kite questa soglia della monotonia arrivi prima, magari dopo soli 6/7 anni?

Allora buone surfate a tutti, che siano con vela aquilone pagaia o altro… e che Dio salvi anche il nostro… Windsurf!”

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8 Responses

  1. federico says:

    Quanta malinconia Filippo…
    A distanza di anni (per me la scoperta del windsurf risale al 2000) faccio in parte le tue stesse riflessioni. Credo che una buona parte delle cause scatenanti siano attribuibili anche ai tempi che corrono. La crisi economica per alcuni e/o gli impegni lavorativi sempre più coinvolgenti per altri hanno portato i windsurfisti a poter dedicare sempre meno tempo e denaro alla loro passione. Il kite ne ha beneficiato proprio perché come ribadisci pure tu ti consente in meno tempo di raggiungere certi livelli e con una spesa inferiore almeno del 50% ti regali una attrezzatura che ti fa uscire un po con tutti i venti. Ma siamo due specie diverse. Senza voler minimamente giudicare i kiters che sanno il fatto loro e per i quali nutro il massimo rispetto, molti praticanti dell’aquilone sono persone che si sono affacciate a questo sport per il grande impatto visivo che ha sulla massa. Perché facendo kitesurf si sentivano dei “gaggi” come si dice a Roma. Ecco perché noi amatori windsurfisti spesso non riusciamo a legare con molti kiters. Molti sono lupi di mare improvvisati, persone che non hanno mai avuto la benché minima cognizione di cosa è il mare e cosa significa andare per mare. Molti hanno imparato il kitesurf velocemente proprio perché è molto più facile del windsurf e non avendo “sofferto” come noi windsurfisti non avranno mai quel rispetto e spirito di solidarietà con i compagni di uscita. A chi fa windsurf basta poco per volersi bene. Pensa solo al riuscire a condividere delle condizioni con qualcun’altro che come te ha passato quello che tu hai passato per arrivare a quel livello, non so se mi spiego. Anche nel windsurf ci sono i “gaggi”, non lo metto in dubbio. Ma sono una minoranza, basta evitare gli spot dei “gaggi”! Una giornata di vento e se surfiamo assieme sei già il mio migliore amico. Chi se ne frega dei pro o dei strafighetti, senza offesa per nessuno, s’intende. Conosco anche un pro che prima di essere pro è un amico e un compagno di uscita formidabile. E conosco pure qualche fighetto che sotto sotto è uno di noi…
    Comunque: magari andrò sempre meno al mare, ma ogni volta sarà una bella volta e spero di “beccarti” magari a Focene e uscire con te e gli altri “godsavethewindsurfers” fino al tramonto e farci 4 birre alimentando il legame che lega e legherà sempre tutti i windsurfisti puri del mondo!
    Ciao
    Federico

  2. Filippo says:

    Grazie dell’appoggio!
    Abbiamo appena avuto altre due conferme della “leggera” crisi in atto:
    – Olimpiadi
    – Rosati e Gasperini ancora sul podio. Sono veramente dei grandi, nulla contro di loro, però è indicativo dello scarso ricambio che c’è!

    • Navar says:

      Lo conosco Federico,dice la verità, esce pochissimo(quasi quanto me) ma ogni volta, con la compagnia giusta è come se fosse la prima planata attaccato al trapezio e piedi nelle straps!
      Filippo hai capito ora perché ti parlavo con tanta amarezza di quell’esperienza non tanto amichevole vissuta tempo fa? Se al windsurf togli la compagnia giusta.. togli tutto. A mio avviso è uno sport che si pratica in gruppo.

      Va praticato e vissuto…. non siamo appassionati di calcio che preferiscono guardarlo che giocarlo 😀

      L’entusiasmo a volte scema, ma grazie a pochi sporadici momenti ritorna più devastante di prima. 🙂

      Spero vivamente, per te e per me che sono nella tua stessa fase, di ritrovare l’entusiasmo visto qui!

      http://www.youtube.com/watch?v=1J2-nw88biA

      A presto !

  3. dunki says:

    ciao ragazzi eccomi….federico e navar mi conoscono…ho 45 anni…faccio w.s. da quando ne avevo 18..quanti anni so?nn li voglio manco contare.Ho iniziato con il surf da onda poi con il windsurf…mi ritengo un puro di questi sport…amante del mare,e delle senzazioni e delle emozioni che riesce a trasmettermi attraverso di loro ma anche senza di loro,nn baratterei mai la mia prima 127 tutta adesivata o il mio passat station wagon pieno di vele e tavole..con una smart con uno zaino dentro,ops scusate si dice kite,io nn credo che faro’ mai kite,ma nn perche’ nn sia emozionante, pratico sicuramente di impatto sulla massa,ma perche’nn fa parte della mia vita,nn cè mai stato fino a 40 anni,è un’altro sport,nn centra niente,condividiamo lo stesso campo di gioco o azione,è come dire il calcio e il rugby,due cose diverse,ma lo stesso manto erboso.Non mi interessa sapere se il mercato è in calo,nn ci sono ricambi,i pro so tutti fighetti,io sento ancora che, quando infilo i piedi nelle straps e plano,il brivido l’emozione,la senzazione di liberta,come la mia prima planata che ricordo benissimo,nn mi sono mai posto tetti di arrivo,…io so fare quello che so, e mi diverto cosi,con gli amici …e dopo come dice federico, un bella birra nn cè la leva nessuno.
    love windsurf

  4. Mouse says:

    A mio avviso il discorso è semplice:
    se hai tempo di fare windsurf e non non hai problemi a farlo resta una passione irrinunciabile e impareggiabile che ti fa camminare a 10 cm dal terreno una volta tornato a riva.

    Se invece non hai tempo o hai problemi vari che ti impediscono di fare windsurf allora parte la frustrazione: le condizioni non sono mai ideali, l’allenamento non è ottimale, gli altri si divertono di più proprio perché sono allenati e abituati a divertirsi. Se esci una volta al mese è normale che la passione scema.
    Per me quello che dice Filippo è più un discorso da “manager” del windsurf, da quello che ci lavora, da colui che si preoccupa del successo del windsurf.

    Comunque la differenza tra il windsurf e gli altri sport è che il windsurf non è uno sport che alla fine smetti di farlo perché non ti piace o ti ha stufato, smetti di farlo per cause esterne come l’età, i soldi o problemi vari di natura non omogenea.
    Il calcetto si gioca, non si ama.
    Il ciclismo si fa, non si ama.
    Il windsurf si ama e diventa la linea direttrice di una persona che ha imparato ad amarlo.

  5. samurai says:

    il problema è che le aziende sputano sul windsurfista di livello medio-basso perchè spende di meno…. e cosi non c’è ricambio ! Tutti i video promozionali sono con 20 nodi di veno e strambate impeccabili..
    Le riviste inglesi ed americane sono molto più attente a chi comincia … da noi sopravvive solo funboard che la maggior parte di windsurfisti non riesce nemmeno a leggere .
    Parlare solo di flaka o di forward allontana chi inizia.

  6. Rossi Ivo says:

    ..si il kite è lo sport di moda del momento, ma anche nel windsurf ci sono giovani che stanno venedo fuori tipo Infantino, Capuzzo nel wave, altri nello slalom e le nuove leve della classe Tecno..il link all’articolo su repubblica.it
    http://www.repubblica.it/sport/vela/2012/08/20/news/windsurf_il_futuro_se_c_e_e_azzurro_-41230132/
    Si è vero, i giornali non dovrebbero parlare solo di flaka o altre manovre freestyle incomprensibili per la maggior parte dei praticanti, ma anche di manovre e consigli base..
    I circoli velici invece di lavorare solo con le derive dovrebbero fare come belle realtà come Cagliari e poche altre ad inziare i giovani al windsurf e alle prime regate per chi le vuole fare..
    La differenza tra kite e wsurf, come mi disse un ex wsurfista ora kiter, con il kite impari e progredisci prima, ma la soddisfazione che ti da una manovra imparata con il wsurf non l’hai con il kite..il salto del kite rispetto al wsurf..parliamone..la surfata..il kite sembra un’aratro rispetto al wsurf, come lo è il wsurf rispetto al surf…….finchè uno si diverte deve scegliere lo sport che gli piace e non quello che va di moda!

  7. Silvan says:

    Mi associo a Rossi Ivo…. il windsurf è fantastico e impareggiabile ma se si arriva al punto che il divertimento non è quello di una volta, quello degli inizi è giusto cambiare… quanta gente è passata dallo sci allo snowboard? E’ OVVIO !! lo snowboard è più divertente. Sono così pochi i momenti che uno può dedicare al divertimento…. Have Fun !

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