Che dire…. Quando il gioco si fa duro…. I duri fanno il bagno! O meglio: se la fanno sotto…. E sarebbe stato meglio farsela sotto in bagno! Si sta al bar, senti raccontare di disavventure in posti isolati e pericolosi, cerchi di immaginare il paesaggio intorno, di immedesimarti nel narratore per cercare di carpire cosa realmente sarebbe potuto accadere. Ma al bar si sta più comodi, tu in quel momento ti saresti comportato in maniera diversa, non avresti abbandonato l’attrezzatura o meglio ancora: ”io con quelle condizioni sarei uscito col ca#@o!”. Ma il destino è beffardo e non guarda in faccia nessuno, neanche coloro che meditano, ponderano e valutano prima di avventurarsi. La situazione era anomala ma gestibile, mare bello grosso e vento come hai sempre desiderato. Via… si può fare: 4.7 e ci proviamo, la tavola magari è un po grande(98lt.) ma l’abbinamento è già stato testato più di una volta. Si esce dal buchetto ridicolo lasciato tra due scogliere, ovviamente si cade perché il frangente ti aspetta dietro lo scoglio con la solita faccia da cazzo. No problem….. la corrente ti porta a largo, alzi la vela e riparti di slancio. Mmmmmmm… qualcosa non va…. Più si naviga e più il rapporto con l’attrezzatura diventa burrascoso…. Solo bolina forzata senza possibilità di prendere il controllo totale. Più si va a largo è più il vento aumenta e si incanala sotto la tavola. Prima onda: CRASH ! Troppo per gestire il tutto. Tranquillo, giri la vela e si rientra. Risalgo a bordo mi aggancio al boma e riparto, mi saluta Riccardo che incrocio in acqua, è eccitatissimo ! BADABAMMMM !! Catapultone con carpiato avvitato ed atterraggio comodo su vela. Mi svito le cimette dal trapezio e comincio il riposizionamento dell’attrezzatura per il rientro. Alzo l’albero a vento, sistemo la tavola ma il rig mi viene catapultato dall’altra parte senza neanche il tempo di capire cosa sia successo. La tavola è al contrario, sottosopra, con la vela perfettamente perpendicolare alla superficie dell’acqua, ma dalla parte sbagliata. Comincia la lenta risalita dell’albero che cerco di non aiutare spingendo sulla tavola per non compromettere il piede d’albero. Giro nuovamente il rig che si mette in posizione da solo con un movimento rapido e deciso…sistemo nuovamente la tavola ma una sventolata improvvisa mi immerge tutto nuovamente e mi costringe ad inseguire l’attrezzatura per un paio di metri. Di nuovo tutto in posizione cercando di mantenere la calma e la vela piatta sull’acqua per non farmela portare via di nuovo; mi riposo un attimo e mi guardo in giro… non vedo nulla fino a quando l’onda che avevo alle spalle mi passa sotto e mi porta all’attico… mmmmmm…. Non c’è nessuno in giro, non trovo nessuna vela che plana o qualcosa di rassicurante nelle vicinanze. La spiaggia, o meglio gli scogli, sono lontani. Devo aver scarrocciato un bel po e nel sali e scendi continuo faccio fatica a capire a che latitudine si trova l’Arcobaleno dal quale sono partito. Vabbè, proviamo nuovamente…niente da fare il mio amato boma mantiene le distanze e non ne vuol sapere di accompagnarmi a riva. Mi metto l’anima in pace e mi sistemo comodo appoggiato alla tavola pronto ad allontanarla da me in caso di frangente.Ti pare che il mare riesce a spiaggiare tronchi e copertoni e non riesce a portare me? Ti pare che tra tanta spiaggia debba andare a finire proprio sugli scogli? Murphy non può avere sempre ragione! La riva si avvicina lentamente ma, per il mare incasinato, riesco a vedere solo le case sulla costa e cosa meno gradita sono le onde viste da dietro che frangono. Prima o poi mi frangeranno alle spalle e penso all’unica cosa sicura sentita e risentita: MAI MOLLARE L’ATTREZZATURA. Passa un po di tempo e le onde si fanno sempre più ripide e veloci. Prendo il primo schiaffetto dal lip, ma tanto sono tra l’onda e l’attrezzatura e non rischio di essere colpito da quest’ultima. Vediamo come reagisce la posizione al primo frangente vero. Ne prendo un altro un po fiacco ma nonostante ciò, mi sento tirato dalla tavola che viene spinta dalla schiuma. Cazzo! Devo abbandonare la vela (e il mio amato boma)… mi prodigo per staccare la vela ma tutto è più accelerato e caotico: di nuovo vengo trainato dalla tavola con vela annessa che mi tengono perennemente nello schiumone che mi impedisce di respirare… Che fare? Mollo tutto nonostante la prima legge del Windsurf dica il contrario. Respiro, guardo verso l’attrezzatura che ormai è distante da me una ventina di metri verso nord e verso riva. Ora sono veramente solo. Nuoto e mi rendo conto subito che è inutile stancarsi immediatamente. Mi metto pancia all’aria con lo sguardo verso il largo per non essere sorpreso dall’onda e mi lascio trascinare. Minchia se sono alte ! M’immergo alla prima, emergo e prendo fiato, continuo così per altri 5-6 muri d’acqua che si susseguono sempre più vicine tra di loro. Faccio fatica a immergermi per la stanchezza che comincia a materializzarsi e per lo sconforto che cresce pian piano. Mi domando: è così che ci sente prima dell’inevitabile? E’ calma o rassegnazione quella che sento? E’ un po che non guardo verso la costa e mi decido di farlo subito dopo l’emersione dall’ennesimo schiumome. Vedo qualcosa in avanti alla mia sinistra, qualcosa che non vedevo da un bel po di tempo… sono gli scogli….. mi giro a stile libero e spinto dall’onda ormai alle spalle, emulando Fantozzi che si tuffa sul letto, mi dirigo verso di loro. Un perfetto volo d’angelo sull’unica cosa non in balia delle onde. Mi aggrappo ma sono instabile, l’onda si ritira e vedo dei piedi umani su una roccia sopra di me che si avvicinano, una mano che mi trattiene ma la forza del mare mi stacca dall’appiglio e mi catapulta due rocce sopra spingendomi contro un’altra con la testa e contro Adriano con tutto il corpo. Resto sottacqua per un po con la testa costantemente pressata sullo scoglio……. L’acqua si ritira nuovamente e vengo finalmente tirato fuori dalla danger zone. Ero seduto, avevo consumato ogni energia, Corrado e Fabio cercano di portarmi ancora più all’asciutto essendo quello scoglio battuto dai frangenti con violenza. Ragazzi lasciatemi qui.. non ce la faccio ad alzarmi … non ho le forze.. voi andate se è pericoloso… non ce la faccio! Mi alzano a forza e mi trascinano sulla spiaggia, a stento riesco a mettere un piede davanti l’altro, non riesco ad alzare la testa. Vedo molti piedi intorno a me, dalle voci riconosco Adriano, Corrado, Fabio, Marco il Biondo, un altro ragazzo che mi sembra si chiami sempre Marco che se non erro mi tiene il ghiaccio in testa, i bagnini(gentilissimi) dello stabilimento Lido, Flipper(che ha fatto 6000€ al telefono e mi ha fatto da portantino), Psycho , Riccardo. Sono molto confuso e vorrei stare solo seduto a riposare . Il tutto finisce con un bel viaggio in ambulanza, tintura di iodio,2 punti in testa ed un grazie a tutti coloro che non sono solo stati d’aiuto, ma mi hanno letteralmente salvato. Ah! mi hanno anche recuperato l’attrezzatura completamente intatta. Magari non è una tragedia, non è un racconto epico, so che succedono cose molto peggiori nel mondo, ma vi posso assicurare che dal punto di vista del bisognoso che non ha mai avuto esperienze del genere questa cosa fa riflettere… fa riflettere parecchio. Grazie a tutti ed un fanculo grande alle scogliere messe con un criterio che penalizza ogni tipo di attività marittima, dal windsurf al pedalò, dalla semplice nuotata, al giro in canoa alla siesta sul materassino.  Claudio Chiappari in grande forma
Marco è uscito con la tavola asciutta!
Chiedo scusa e ringrazio coloro che o non ho citato o che non ho riconosciuto, ma non ero molto lucido. Qui trovate le foto di coloro che a differenza di me si sono divertiti. Praticamente tutti !  Minchia che paura ! ; ) 
GRAZIE DI NUOVO !! |